A 660m slm, nel comune di Stazzema in Versilia, si trova Sant’Anna, il borgo in cui il 12 Agosto 1944 si consumò uno tra i più tremendi massacri di civili della Seconda guerra mondiale in Italia.

Immersa nel verde delle montagne, illuminata dal sole per poche ore del giorno, i rumori della natura,le case di sasso e l’odore di caminetti accesi: questa è Sant’Anna.

Gli avvenimenti

Purtroppo, la fama di questo luogo, piccolo e isolato, è dovuta ad un atroce crimine di guerra. Era passata da poco l’alba del 12 Agosto quando, quattro compagnie di soldati della Reichsführer SS, arrivarono a Sant’Anna radunarono 560 abitanti e dopo averli uccisi li diedero alle fiamme. All’epoca il paese era stato definito “zona bianca”: la vicinanza con la linea gotica la rendeva un posto sicuro, non c’era l’ordine di sfollare! Anzi, molti sfollati cercavano proprio in Sant’Anna un rifugio. Si cresceva bene, era ancora possibile giocare e nonostante le privazioni e le difficoltà a volte capitava di dimenticarsi di essere in guerra.

Quel tremendo mattino in paese c’erano solo anziani, donne e bambini.

All’epoca la strada per Sant’Anna era molto ripida, difficile e nascosta nei boschi, ma i soldati arrivarono silenziosi e senza troppe difficoltà. Resta ancora il mistero di come e perché siano arrivati in paese, un mistero che fa pensare che qualcuno li abbia aiutati ad arrivare fin là.

Non ebbero pietà: uccisero anziani, bambini, donne incinte, Anna di appena venti giorni, Genny che per difendere il figlio scagliò uno zoccolo, la sua unica “arma”, contro un nazista che la freddò all’istante. Persone innocenti, che vista l’ora ancora dormivano nei loro letti, strappate dalle loro case e incalzati dalle minacce in una lingua di cui comprendevano a stento poche parole, ma il cui tono non lasciava tempo ad esitazioni.  Non c’era ragione di essere così brutali, gli abitanti pensarono ad un rastrellamento, erano sicuri che avrebbero dovuto lasciare i loro averi, ma ancora erano convinti di non dover temere per la loro vita.  Si sbagliarono. Don Innocenzo Lazzeri, a cui oggi è intitolata la piccola chiesa del paese, implorò di risparmiare i sui parrocchiani, ma fu tutto inutile, fu ucciso insieme ad altri 559 innocenti.

“A Sant’Anna, quel giorno uccisero l’umanità intera” [cit.]

Il Monumento Ossario

Il paese oggi è avvolto in un silenzio surreale nonostante sia stato ripopolato da nuovi nuclei familiari. Sembra che anche la natura stessa porti rispetto a chi non c’è più e a chi, sopravvissuto ad un’enorme atrocità, dopo anni di silenzio ha deciso di parlare, raccontare e testimoniare affinché niente de genere si ripeta di nuovo. Di fronte al piccolo bar del paese comincia il ripido sentiero lastricato che, passando nel bosco, conduce fino al Col di Cava, il luogo in cui riposano i resti delle vittime dell’eccidio e si trova il Monumento dell’Ossario. L’opera, progettata nel 1948 da Tito Salvatori, ricorda e racchiude i resti delle vittime del 12 Agosto ed è costituita da una torre in pietra alta 12 m sotto il quale è posizionata una statua rappresentante una giovane madre esanime, opera dello scultore Vincenzo Gasperetti. Sul retro, una grande lapide, riporta i nomi dei caduti di cui fu possibile l’identificazione. Il luogo è molto suggestivo e dall’alto della collina si apre una vista mozzafiato che dalle montagne arriva fino al mare. Il viale di accesso è fiancheggiato dalle bandiere degli stati europei, come segno di collaborazione e dialogo tra i popoli nella speranza di un futuro privo di atrocità.

Il museo della Resistenza

Dopo aver percorso a ritroso il sentiero per il monumento dell’Ossario ci siamo diretti verso il Museo della Resistenza. Inaugurato nel 1982 questo piccolo museo è: non solo un simbolo di impegno civile, ma anche un luogo in cui generazioni diverse si confrontano e si raccontano attraverso letture, foto, poesie e filmati. Al primo piano del museo (che è ad ingresso gratuito) si trova una sala in cui vengono proiettati film e testimonianze ed una piccola libreria in cui è possibile trovare opere di scrittori locali, diari e trascrizioni di racconti di chi all’eccidio è sopravvissuto. Al secondo piano inizia il vero e proprio museo composto da fotografie, dichiarazioni, video storici e oggetti dell’epoca scampati al saccheggio e agli incendi.

Ogni anno in occasione della Giornata della Memoria e dell’anniversario dell’eccidio si raccolgono a Sant’Anna moltissime persone. I reduci, le loro famiglie, le istituzioni e i cittadini provenienti da tutta la zona si ritrovano per celebrare i caduti, per ricordare, ma soprattutto per non dimenticare.

Personalmente anche noi esuli ci sentiamo legati a questo posto, non solo da Versiliesi, ma soprattutto come giovani voci pronte a far conoscere la storia di questo luogo, di queste persone e affinché ciò che è stato non si ripeta mai più. Siamo arrivati in questo posto con l’intento di voler riprendere alcuni scorci, ma ci siamo resi conto che un filmato a volte non rende giustizia. Per questo con rispetto vi invitiamo a visitare questo luogo: a leggere ed ascoltare le parole di chi ha vissuto una tale atrocità, di chi ha visto uomini perdere la propria umanità.

Gli Esuli.